Perché il tuo capo è convinto che l'azienda quest'anno crescerà?
49%
Quasi la metà dei dipendenti delle aziende a livello internazionale crede che la propria società non crescerà quest’anno
+1587%
L’aumento nel 2025 dei posti di lavoro che richiedono competenze nell’ambito dell’intelligenza artificiale
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Una piccola parte degli investimenti in IA produce un ritorno sull’investimento
I capi, i top manager, gli imprenditori hanno l’obbligo di pensare positivo. In molti casi lo fanno per predisposizione e carattere, in altri perché il rischio sarebbe quello di fiaccare i dipendenti e generare pessimismo rispetto al futuro. Non stupisce dunque che la quasi totalità (95%) dei datori di lavoro a livello internazionale sia convinta che la propria azienda crescerà nel 2026.
Fa invece riflettere il fatto che appena il 51% dei lavoratori sia allineata a questa visione. Per l’altra metà, di fatto, l’anno in corso non riserverà buone notizie lato fatturato, utili e, chissà, licenziamenti. I dati sono ripresi dal Randstad Workmonitor che ha analizzato i mercati del lavoro di 35 Paesi tra Europa, Asia e Americhe.
L’ottimismo fa sempre bene agli affari?
In un periodo storico caratterizzato da costanti incertezze (in poco più di cinque anni ci siamo confrontati con la pandemia, l’invasione russa in Ucraina e i dazi), non è facile essere ottimisti rispetto al futuro. Eppure è proprio nei momenti di difficoltà che certi imprenditori hanno migliorato le performance.
Secondo uno studio di Mario Daniele Amore sulla reazione di 1.642 imprese britanniche durante la pandemia e i lockdown, ripreso dall’Università Bocconi, “gli imprenditori più ottimisti mostrano anche una migliore performance finanziaria, con un calo delle entrate inferiore di circa 8 punti percentuali rispetto al resto del campione”. Ciò suggerisce che “l'ottimismo degli imprenditori è chiaramente associato ad azioni che hanno facilitato la ripresa del business durante la pandemia”.
Ma c’è anche il rovescio della medaglia. L’ottimismo, a un certo punto, deve ancorarsi alla realtà. In un altro studio, condotto sempre da Mario Daniele Amore questa volta su 205 imprenditori spagnoli, l’esperto sostiene che “gli imprenditori troppo ottimisti sono meno inclini a rivedere al ribasso le loro aspettative dopo aver ricevuto un feedback negativo sulle performance passate. Questo li spinge a investire in troppi progetti di innovazione, indipendentemente dal loro potenziale di successo; il che, a sua volta, si traduce in una ridotta efficacia dell'innovazione”.
Di cosa ha paura chi lavora?
Se nel 2023 Mark Zuckerberg, il Ceo di Meta, aveva parlato di “anno dell’efficienza” per descrivere l’avvio di licenziamenti di massa, ancora nell’ultimo periodo continuiamo a leggere di tagli al personale in molte aziende tecnologiche e non solo. Una lettura sbrigativa spinge a pensare che queste persone siano state sostituite dall’IA. Ma andando oltre la realtà è un’altra.
Da un’analisi di Gartner è emerso che meno dell’1% dei licenziamenti nei primi sei mesi del 2025 è stato deciso alla luce di aumenti di produttività grazie all’intelligenza artificiale. Lo scenario inquadrato dall’Harvard Business Review è bizzarro: molti degli imprenditori che hanno licenziato al momento non starebbero beneficiando della crescita attesa.
“Se il ritmo della produttività dell’IA rimane indietro rispetto al lavoro che le organizzazioni devono svolgere ora - scrive la rivista - (gli imprenditori, ndr) dovranno riassumere i talenti che hanno licenziato prematuramente, spesso a un costo maggiore, per raggiungere i loro obiettivi”.
Secondo il già citato report di Randstad a livello internazionale una buona fetta di lavoratori è convinta che l’impatto dell’IA sulle proprie mansioni sia pari a zero: ne è convinto il 20% di un campione rappresentativo. E anche questo dato crea una distanza culturale tra i dipendenti e gli imprenditori che vorrebbero introdurre novità in azienda, con investimenti su software e sistemi per potenziare la produttività.
Con un focus sull’Italia una recente indagine IPSOS ha riferito che “tra i lavoratori, in media, il 57% si aspetta che l'AI cambi il modo in cui svolgono il loro attuale lavoro e il 36% che lo sostituisca del tutto”. Secondo lo studio l’ottimismo rispetto a questa tecnologia è più alto nei Paesi emergenti e più basso in quelli ad alto reddito.
🎙️Il Festival in soldoni - Sanremo 2026 genera un giro d’affari da 300,8 milioni di euro secondo il Centro Studi Unimpresa. Di questa cifra complessiva un terzo (103,5 milioni di euro) è rappresentato dalla raccolta pubblicitaria della RAI. Le ricadute ci sono anche sul territorio: 40,5 milioni di euro per quel che riguarda il turismo.
🧑⚖️Una sentenza sullo smart working- Il caso riguarda una dipendente dell’Università di Padova che si è vista riconoscere la fattispecie di infortunio sul lavoro dopo essersi fratturata un piede quando si trovava in smart working. Lo ha stabilito un giudice civile che ha dunque ammesso tutte le tutele del caso.
🚢 Quanto valgono le crociere? - Nel macro settore del turismo questo comparto, secondo la Cruise Lines International Association, dà lavoro a 445mila persone in Europa. Per quanto riguarda i cantieri navali le crociere sono per la quasi totalità (98%) in costruzione in Europa.
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Il dato che mi resta addosso non è l’ottimismo dei capi, ma lo scollamento: 95% convinti della crescita vs 51% dei lavoratori che ci crede. Quella distanza non è “pessimismo”: è percezione di rischio, di instabilità, di promesse già sentite.
E sull’AI il quadro è ancora più ambiguo: da una parte esplodono le richieste di competenze (+1587%), dall’altra solo 1 investimento su 5 porta davvero ROI. Quindi non siamo nel mondo “AI risolve tutto”, ma nel mondo “AI cambia tutto… in modo disordinato”. E infatti anche i licenziamenti spesso sembrano più una scommessa (o un panico) che un guadagno reale di produttività.
Qui si inserisce il tema che mi interessa più di tutti: se la produttività aumenta, non è automatico che aumenti la qualità di vita. Può diventare solo più pressione, più aspettative, più corsa.
La domanda che mi faccio allora è questa: quando (e se) il dividendo arriva, chi se lo prende? E soprattutto: questa crescita compra tempo alle persone, o compra solo altri obiettivi da inseguire?