Fare pausa pranzo da soli non è un problema
7%
La percentuale di lavoratori che in Italia dedica un’ora alla pausa pranzo
24 minuti
Il tempo medio che il 95% dei lavoratori in Italia riserva alla pausa pranzo
+53%
Dal 2003 al 2023 è l’aumento di statunitensi che hanno dichiarato di aver consumato tutti i pasti da soli il giorno precedente. Si tratta di un americano su quattro
Intanto che “apparecchiamo” per parlare di pausa pranzo, vogliamo raccontarti di un’indagine che stiamo facendo con l’Università Cattolica di Milano: lo scopo è capire come migliorarci e abbiamo deciso di chiederlo a chi come te ha scelto di seguirci.
Trovi il sondaggio qui: bastano pochi minuti. Grazie!
Come per tante cose successe in pandemia, a distanza di anni le abitudini si sono sedimentate. Nel 2022 il 46,2% dei lavoratori in Italia faceva la pausa pranzo da solo (prima del 2020 era il 23,6%). Le ragioni erano scontate: paura dei contagi, distanziamenti obbligati, lo smart working molto più diffuso. Oggi sappiamo che parecchie persone, soprattutto giovani, preferiscono un momento di pausa in solitaria, senza l’obbligo di stare con i colleghi.
In questa nuova puntata di “In Corso” parliamo di un momento importante che viviamo tutti i giorni. La pausa pranzo è occasione per assumere carboidrati, mangiare la schiscetta, concedersi del comfort food ogni tanto. In Italia e all’estero stanno aumentando le persone che preferiscono trascorrere quell’oretta a disposizione senza dovere per forza chiacchierare con qualcuno.
Pausa pranzo da soli: l’allarme (dei boomer) in tutta Europa
Chiunque lavori in un’azienda e abbia a che fare quotidianamente con colleghi sa quanto i legami tra scrivanie siano importanti. E questi proseguono anche in pausa pranzo: col tempo si creano abitudini (la stessa tavola calda, lo stesso ristorante) per chiacchierare di lavoro, di sport, di frivolezze varie. Sono opportunità per fare squadra, ma sappiamo anche che nella logica dei gruppi chi rifiuta un invito rischia di essere giudicato. Banalmente viene bollato come una persona asociale.
Come ha riportato il Guardian in Francia c’è un’emergenza lanciata dai senior: se appena il 12% degli over 50 pranza da solo, questa abitudine sale al 29% per gli under 25. E le cose sono ancora più marcate in Gran Bretagna: chi pranza sempre, spesso o a volte da solo è l’89% degli intervistati.
Buone e brutte abitudini del solo lunch
Rispetto alla pausa pranzo da soli c’è un dato preliminare da presentare, che riguarda l’Italia e ha a che fare con il tempo che le persone ci dedicano. Secondo il Censis il 95% dei lavoratori dedica in media 24 minuti alla propria pausa pranzo: mail da leggere o da scrivere, presentazioni da ultimare, call da preparare o piazzate in orari scomodi. Bocconi sul filo dei secondi.
Il digitale ci ha spinto (o convinto?) a sacrificare quell’ora della giornata che altrimenti potremmo dedicare ad attività distensive come una passeggiata, l’ascolto di un podcast, la lettura, un momento di sano ozio baciati dal sole nel parco vicino l’ufficio. In compagnia e anche da soli si intende.
Vanno evidenziate poi anche le pessime abitudini di chi pranza da solo: alcuni mangiano alla scrivania, ad esempio, con la testa che non stacca mai. Nell’illusione di essere sempre efficienti, finiamo con lo stressarci inutilmente se non ci concediamo minuti preziosi per rifocillare corpo e mente.
Perché pranzare da soli non deve essere un problema
All’estero lo chiamano anti-social lunch club, ma lo stigma può essere facilmente evitato se decidiamo di ritagliarci del tempo per ricaricarci da soli con una attività in solitaria. Poco prima della pandemia il Wall Street Journal pubblicava una ricerca: chi ha l’abitudine di fare pausa pranzo da solo a fine giornata è più rilassato.
Socialmente non così accettato e malvisto da alcune aziende, il solo lunch è invece una pratica che - a determinate condizioni - può rilassare i nervi, consentire un reale momento di riposo. Non significa che i lupi solitari siano automaticamente più bravi: specie chi lavora da casa rischia di non staccare mai dal lavoro avendo l’ufficio a chilometro zero dalla cucina.
Mangiare da soli è un’abitudine che a pranzo, così come a cena, è aumentata negli ultimi anni complice anche il cambio di abitudini post pandemia. Secondo una recente ricerca della piattaforma The Fork nel 2024 le prenotazioni per un tavolo con un solo cliente sono aumentate del 15,3% su base annua.
🪢Nodo delivery - Glovo e Deliveroo, società sottoposte al controllo giudiziario, incontreranno a fine mese il pubblico ministero e dovrebbero portare al tavolo della discussione miglioramenti di condizioni per i rider (circa 60mila tra le due piattaforme): aumento di stipendio e regolarizzazione contrattuale.
🧑🏻💻Al Governo cala lo smart working - Secondo la Federazione Lavoratori Pubblici tra Palazzo Chigi e i ministeri è in corso un taglio dei giorni in cui i dipendenti possono lavorare da remoto. “Nella maggior parte degli uffici della PA si sta assistendo a un ridimensionamento del 50% dello smart working”, denuncia la sigla.
✂️Di nuovo tagli - Meta, stando ad alcune indiscrezioni, potrebbe licenziare il 20% del proprio personale. L’ex gruppo Facebook dà lavoro a circa 80mila persone. Questa spending review sull’organico permetterebbe alla multinazionale di investire di più sull’IA.
“Dobbiamo impegnarci di più per dare maggiore priorità a noi stessi nella lista delle cose da fare”
Michelle Obama, avvocata ed ex first lady americana
Non è uno strumento vero e proprio, ma gli smarthphone danno questa possibilità. Basta colori, benvenuto bianco e nero: con una semplice modifica cromatica, come dimostrano gli studi, le persone trascorrono meno tempo sui social. Così anche in pausa pranzo si stacca davvero.
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Diciamolo: pranzare da soli è la cosa più sana che ci sia. Le interazioni forzate portano solo a frustrazione. Quella mezz’ora di pace e silenzio sono salvifiche per poter tornare al lavoro con uno spirito produttivo.