Carriere non lineari: rischio o grande opportunità di crescita?
40%
I dipendenti in Italia che stanno affrontando un percorso di carriera non lineare
Quasi 1 su 4
Sono i dipendenti che vorrebbero licenziarsi (o già l’hanno fatto) perché stanchi del proprio lavoro
6%
I lavoratori che in Italia fanno job hopping, ovvero cambiano spesso lavoro nel giro di pochi anni
Il mondo del lavoro cambia per mille ragioni. Una di queste riguarda il modo in cui si intende la carriera. Se fino a qualche tempo fa il concetto di carriera era vincolato spesso e volentieri a un’unica azienda, da scalare anno dopo anno, oggi si parla sempre di più di carriera non lineare.
«Secondo me sono più a rischio le carriere lineari, perché ti aspetti una progressione in ottica verticale nella stessa azienda, magari una grande corporate. Ma il mondo cambia troppo velocemente e non è detto che le corporate di oggi siano ancora di successo tra 20 anni». Alessia Camera, Head of Growth che ha collaborato con molte startup, ha fatto l’esempio di PayPal. In questi giorni si parla del colosso dei pagamenti digitali perché Stripe, fondata nel 2010, sembrerebbe intenzionata ad acquisirlo. Il pesce (una volta) piccolo che mangia il pesce grande.
Che cos’è una carriera non lineare?
«In Italia spesso chi assume non ha idea delle competenze di cui ha bisogno. Non vuol dire nulla cercare qualcuno che ha cinque anni di esperienza». Da parte sua, il lavoratore ha la possibilità di intendere molto diversamente il proprio percorso professionale, più o meno lungo a seconda dell’anzianità.
«Parlo sempre di più di portfolio career: bisogna identificare un posizionamento e arricchirlo con diversi ruoli», ha spiegato Camera. Occorre cominciare a guardare al curriculum non tanto come a una lista cronologica delle cose fatte, ma come a un insieme di competenze maturate in più momenti della nostra vita. «La linearità per me funziona solo se inserita in un settore, non in un’azienda».
Scegliere bene, scegliere presto
«Negli Stati Uniti è una cosa ormai sdoganata: quando finisci l’università non è detto che i primi lavori rientrino in quel percorso. Non per forza bisogna continuare quel che si è studiato, mentre in Italia siamo fissati con l’idea che una cosa, una volta iniziata, debba essere finita». Il rischio, come ha evidenziato l’esperta, è sprecare anni preziosi in cui si potrebbero fare esperienze diverse, testare, sbagliare. E, alla fine, crescere.
Cambiare lavoro di frequente (job hopping) rientra tra l’altro in un trend che abbiamo approfondito in una puntata di “In Corso”: riguarda il 6% dei lavoratori italiani. Sono persone che decidono di cambiare spesso occupazione e il fenomeno riguarda soprattutto i Millennial. Ci dirigiamo verso un mercato del lavoro in cui non è tanto il ruolo che si ricopre o, peggio, il job title di LinkedIn ad avere importanza. Quanto le competenze maturate.
Ed è molto più probabile averle maturate in più collaborazioni, in più società che non essendo invece rimasti per anni nello stesso posto di lavoro. La carriera non lineare diventa anche un’opportunità notevole per aumentare il proprio stipendio: gli scatti sono più lenti per chi rimane fedele a un’unica azienda.
La paura di ricominciare da capo
Uno degli ostacoli principali alla carriera non lineare riguarda la paura di ricominciare da zero. O l’illusione di dovere ricominciare da zero. Lasciare un lavoro per un altro, magari più stimolante e interessante, non manda al macero quanto fatto fino a quel momento. «Bisogna essere coscienti sempre delle competenze maturate».
🤖 Jack taglia - Dorsey, fondatore di Twitter, ha licenziato il 40% del personale di Block, società attiva in ambito fintech. La decisione ha riguardato oltre 4mila persone. «Qualcosa è cambiato a dicembre dello scorso anno», ha detto riferendosi all’IA. «Meglio agire ora in modo proattivo che essere costretti a farlo in modo reattivo».
🔎 Cercare qui - Costruzioni, industria metalmeccanica, informatica: sono questi i settori in cui le imprese fanno più fatica a trovare lavoratori. A dirlo è un report del Cnel e di Unioncamere realizzato in collaborazione con l’Istat. «Il disallineamento tra domanda di lavoro e disponibilità di personale continua a rappresentare un fattore critico per le imprese».
😲 Che succede nel 2030? - Secondo il Ceo di LinkedIn, Ryan Roslansky, entro fine decennio il 70% delle competenze sarà trasformato. In tutti i mestieri. La ragione è dovuta al fatto che i software di intelligenza artificiale diventeranno sempre più performanti e influenzeranno il modo di lavorare.
“Non tutti quelli che vagano si sono persi”
John Ronald Reuel Tolkien, scrittore (1892 - 1973)
Obsidian: la piattaforma è strutturata in cartelle, al cui interno le note possono essere collegate tra loro tramite link, creando una rete interconnessa di informazioni. La visualizzazione a grafo consente di visualizzare le relazioni tra i diversi appunti, permettendo così lo sviluppo di nuove idee.
💼 Digital Media Manager @Technogym
Azienda attiva in ambito fitness
💰 RAL non indicata
🎒 Esperienza nel budget management e nel media planning
📍 Cesena💼 Videomaker @Twenty Business Training
Business Academy
💰 RAL non indicata
🎒 Esperienza in montaggio professionale e capacità di gestione audio per podcast
📍 Milano💼 AI Content Designer @Fiven
Azienda di servizi informatici
💰 RAL non indicata
🎒 Capacità di strutturare e creare contenuti per AI Agent
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Quel 40% di carriere non lineari non lo leggo come “instabilità” per forza: lo leggo come adattamento. Se il mondo cambia troppo in fretta, la carriera lineare è un patto implicito con un’azienda e un settore che potrebbero non esistere (o non valere più) tra 10–20 anni.
Però attenzione: non lineare non significa caos. La differenza è tra vagare e costruire opzioni. La carriera “a portafoglio” funziona quando ha una spina dorsale: competenze trasferibili, rete, progetti, reputazione.
In prospettiva la riflessione non è “restare o cambiare”, ma: quanto è ricattabile il reddito? Se dipende da un solo flusso (ruolo/azienda), è fragile. Se nasce da più opzioni, diventa più resistente agli shock.
“Non tutti quelli che vagano si sono persi”… vero. Come è anche vero che non tutti quelli che restano fermi sono al sicuro.